Turismo accessibile: turismo per tutti

Turismo Accessibile e Piemonte for All 2“Il viaggiatore con disabilità non ha paura. È sospettoso, minuzioso, magari. Ma accetta il rischio. È pronto a qualche aggiustamento ragionevole rispetto alle abitudini preziose che lo tranquillizzano nel proprio habitat. È quasi il turista ideale, perché desidera fortemente il viaggio, per poterlo centellinare, riempire di esperienze, raccontare e disseminare al ritorno. Offrire opportunità di turismo in piena accessibilità non è solo un’azione corretta dal punto di vista dei princìpi universali sanciti dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. È soprattutto un’operazione imprenditoriale intelligente, lungimirante, carica di vantaggi, anche economici”. Sono questi, nelle parole del giornalista Franco Bomprezzi, i fondamenti della ricerca “Turismo accessibile e Piemonte for all”, presentata il 14 Giugno nell’omonimo convegno organizzato dalla Consulta per le persone in difficoltà e dalla Regione Piemonte, presso le Officine Grandi Riparazioni di Torino.

Moltissimi gli spunti di riflessione emersi dal convegno; in particolare, l’analisi degli operatori presenti ha messo in luce la necessità di coniugare e intrecciare il concetto di accessibilità con quelli di qualità e ospitalità. Ciò significa che l’accessibilità va intesa non solo in termini di adeguamento normativo, ma come elemento di qualità per le strutture e il territorio, secondo il principio che “ciò che è accessibile è più comodo per tutti”. Parlare di turismo accessibile significa quindi lavorare sulle leve dell’informazione/comunicazione, dei trasporti, dell’accoglienza/ospitalità, della formazione. È inutile abbattere una barriera se non lo si comunica; è inutile parlare di accessibilità se la persona con disabilità non riesce ad arrivare a fruire di un servizio; è inutile mettere una rampa o eliminare uno scalino in una struttura ricettiva se il personale non è adeguatamente formato e attento ai bisogni e alle esigenze delle persone diversamente abili. Gli operatori del settore turistico devono iniziare a considerare la disabilità non come un “problema da gestire” bensì come una semplice espressione della complessità umana da considerare, conoscere e soddisfare in modo concreto e professionale. Questo principio è perseguibile solo se si è disposti come persone e, come operatori, ad accettare e confrontarsi con la complessità del tema capendo che nulla si può fare senza la conoscenza delle persone con disabilità e soprattutto senza la volontà di una piena comprensione delle specifiche esigenze e il loro inserimento al centro del processo turistico. Di una città – scriveva Italo Calvino – non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda: le persone con disabilità chiedono che venga riconosciuto il loro pieno diritto di scoprire, divertirsi, conoscere e confrontarsi con un territorio, domanda che la filiera turistica non può più eludere!

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