due semplici storie di sport…

In questi giorni ho incontrato due storie opposte ma con in comune il fattore “sport”.

matt hampson

La prima riguarda Matt Hampson, un rugbysta di soli 27 anni che durante un allenamento, 7 anni fa, ha subito una frattura alle vertebre cervicali che gli hanno causato una perdita nell’uso degli arti. Hampson, in un articolo al Daily Mail ha raccontato che per consolare il padre, durante il ricovero, gli disse pur non credendoci: “Questo potrà far di me una persona migliore” Ma ora, guardandosi indietro, pensa che davvero questo l’abbia reso una persona migliore e riesce anche a scherzarci sopra “Ho dovuto rompermi il collo per iniziare a usare il cervello”. Hampson ha fondato un’associazione che raccoglie fondi da destinare ad altri atleti che abbiamo subito incidenti altrettanto gravi www.matthampson.co.uk.

Circa un anno fa avevo duramente contestato il termine “diversamente abile” in quanto, a mio parere falso e teso solo a far sembrare positiva una situazione, quella dell’handicap, che di positivo ha ben poco. Ma Anthony Bagliano, la seconda storia, mi dimostra che in alcuni casi la diversa abilità c’è o si sviluppa. Diciannovenne, calciatore della selezione americana di football e uno dei migliori calciatori under 20 degli States, Anthony è affetto dalla sindrome di Holt Oram, che causa gravissimi deficit cardiaci e una quasi totale assenza delle braccia. Non per questo ha rinunciato a praticare uno degli sport più fisici, visto che i suoi piedi sanno calciare alla perfezione e il ragazzo è dotato di un equilibrio straordinario. In un’intervista rilasciata a Giovanni Marino per Repubblica http://marino.blogautore.repubblica.it/2013/04/09/la-forza-di-anthony-il-kicker-senza-braccia-che-prende-a-calci-la-sfortuna/ dichiara “Ovviamente so bene che non sono come gli altri, ma riesco ugualmente a fare tutto perchè anche i disabili possono raggiungere gli obiettivi che si prefiggono”. E capisci la sua forza quando ti racconta che sulla maglia porta il numero 2 “Perchè mi ricorda che, se non lavoro ogni giorno duramente, sarò sempre il numero 2″.

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Anche lui è impegnato nel sociale con l’associazione Kicking for a Cure, che raccoglie fondi per la ricerca sul cancro, malattia che ha colpito il padre di Anthony Bagliano http://www.kickingforacure.org/

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