Barriere, topi, asterischi e buone azioni

Tutte le volte che mi imbatto nel termine “barriere architettoniche” non posso fare a meno di pensare a una vignetta di Rat-Man. Quella in cui il supereroe più incapace di sempre si trova momentaneamente costretto su una carrozzina elettrica e, ovunque provi ad andare, trova regolarmente sulla sua strada dei monumenti in miniatura che gli impediscono di procedere.
La trovo estremamente azzeccata per almeno un paio di ragioni.



In primo luogo perché l’accostamento delle due parole mi è sempre parso altisonante e dal significato quantomeno ambiguo. Quando penso a una barriera, infatti, mi viene in mente un muro o a una porta sbarrata, magari un castello medievale con il ponte levatoio chiuso davanti al proverbiale fossato, ma non considero tale uno scalino né una macchina posteggiata sul marciapiede che ne riduce il passaggio. Allo stesso modo mi viene più intuitivo immaginare un piccolo Colosseo inspiegabilmente collocato nel mezzo di una strada piuttosto che considerare come barriera l’assenza di una maniglia cui appoggiarsi all’interno di un bagno pubblico.
Tuttavia, il valore più grande della vignetta, a mio avviso, è quello di riuscire a rendere in maniera semplice e ironica allo stesso tempo un concetto fondamentale: bisogna stare su una sedia a rotelle per accorgersi dell’esistenza delle barriere; devi trovarti con la strada sbarrata e impossibilitato a proseguire per capire cosa è accessibile e cosa non lo è.

Non è una questione di punti di vista, ma di condizione.
«Hai mai provato a verificare se sul tuo pianerottolo di casa c’è lo spazio necessario per fare una manovra in carrozzina ed entrare in ascensore?».
«Perché avrei dovuto» – risponderei io – «non mi è mai venuto in mente».
«Rat-Man, avevi mai notato che le strade della Città senza Nome sono disseminate di piccoli rifacimenti architettonici che bloccano il passaggio?».
«Spiacente non ho visto la puntata di Megastrutture ieri sera, facevano le repliche di Love Boat..» (questo è più o meno come immagino risponderebbe).

Dall’alto della mia condizione (di certo non di persona alta, ma di chi può camminare) sono stato per molto tempo portato a considerare scalini e dislivelli come semplici ostacoli che, seppur con qualche difficoltà, possono essere comunque aggirati o superati. Barriere no di certo, anche perché una barriera è per definizione creata appositamente allo scopo di chiudere un passaggio, per non essere superata, in modo da non permettere a te che sei da questa parte di passare dall’altra.

Ho continuato a pensarla in questo modo finché non mi trovai a passeggiare per il centro di Torino in un ordinario pomeriggio estivo. Era il 2005. Di lì a poco il capoluogo piemontese avrebbe ospitato le Olimpiadi invernali e, a seguire, i giochi paralimpici. Quello che mi colpì maggiormente mentre ammiravo una città che si preparava al grande evento fu l’enorme numero di operai al lavoro: ad ogni marciapiede su ciascun lato di qualsiasi strada c’era una squadra in azione. Stavano letteralmente rompendo tutti gli scalini di Torino per trasformarli in scivoli, così da permettere l’accesso ai disabili. Ricordo che la prima cosa che mi venne da pensare fu: «Ma come hanno fatto le persone costrette in sedia a rotelle fino a oggi?». Come fanno in tutte le città d’Italia che non hanno avuto la fortuna di ospitare i giochi olimpici, mi verrebbe da rispondere oggi, affrontando ogni giorno mille difficoltà, che si tratti di una gara di sci alpino alle paralimpiadi o semplicemente di scendere sotto casa per andare a comprare il pane.

Ora non chiederò a nessuno di voi di distruggere i marciapiedi del vostro quartiere per aumentarne l’accessibilità (anche se di per sé l’idea non è poi così malvagia), né di provare a stare una settimana su una carrozzina per capire come ci si sente. Però una cosa sì che ve la chiedo: segnalate l’accessibilità dei luoghi.
Liberi di Muoversi è nato per questo motivo e vi dà la possibilità di farlo sia attraverso la pagina web che tramite l’applicazione per smartphone. E’ un gesto semplice, ma nella sua essenzialità estremamente utile.
Rat Man sarebbe fiero di voi, e così anche Aster, la mascotte delle paraolimpiadi Torino 2006. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro.

Domenico Schillaci

Informazioni su sigfreedo

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Una risposta a Barriere, topi, asterischi e buone azioni

  1. valentina135 ha detto:

    Caro sigfreedo,
    eppure a Tricase (LE) c’era un gruppo di ragazzi che avevano un amico in carrozzina.Per il suo bene,armati di sacchi di cemento,ogni notte creavano “scivoli abusivi” (che ossimoro!) per consentirgli di accedere con loro a bar,ristoranti e negozi,si firmavano “Zorro”.
    Questa storia mi ha colpito moltissimo,purtroppo ha dei margini di paradossale illegalità,ma mi ha fatto riflettere tanto.E per me facevano bene!
    Comunque se usiamo Liberi di Muoversi facciamo la loro stessa buona azione e,per di più…è legale!;-)

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