La diversità non è un limite. Se non abiti a Palermo.

Mi chiamo Sara, ho 24 anni e oggi voglio che mi facciate compagnia in una passeggiata per le vie di Palermo. Una dose di pazienza e un pizzico d’immaginazione vi permetteranno di gustare a pieno il tragitto da casa mia fino al Palazzo dei Normanni. Ho letto sul giornale, infatti, che c’è una bella mostra e non voglio perderla – come è già accaduto in passato per altre esposizioni cui non sono potuta andare perché ero sola.

Bando alle ciance, chiudete gli occhi e seguitemi senza dire una parola: quella, la pronuncerete alla fine se non sarete stanchi!

Scarpe, cappotto, sciarpa, porta di casa chiusa e ascensore. Tutti passaggi normali fin qui, se non fosse che non ho le gambe e non posso scendere agevolmente quei quattro gradini che si trovano prima del portone. Già, avevo dimenticato di dirvi che quattro anni fa sono stata vittima di un banale incidente stradale, uno stop non rispettato a un incrocio, e ho perso l’uso degli arti inferiori. Non voglio che vi rattristiate, mi sono salvata e questo è ciò che importa. Io non mi sentirei diversa se gli altri mi permettessero di non esserlo, se potessi essere indipendente come lo ero qualche anno fa, quando potevo uscire da sola e decidere se fare una passeggiata con i miei tempi e ai miei orari. Adesso devo sempre aspettare qualche amico o i miei genitori per andare liberamente in giro e non preoccuparmi degli ostacoli che le vie della città mi pongono dinnanzi.

Ma torniamo a noi. In realtà sono passati dieci minuti (noiosi e interminabili se si tratta di un’attesa che non sai quanto durerà) da quando sono uscita dall’ascensore. Ho aspettato che arrivasse qualche condomino che mi potesse dare una mano con la sedia a rotelle; fortunatamente è arrivato il ragazzo che abita al secondo piano che, con un po’ di fatica e un bel po’ di sudore, è comunque riuscito ad accompagnarmi fuori dal portone.

Una volta uscita dal condominio la strada non presenta grandi ostacoli, se ovviamente non consideriamo tali le buche che devo schivare per evitare che le rotelle della mia sedia si incastrino. Fortunatamente ormai sono brava e riesco a oscillare – tra una buca a destra e l’immondizia a sinistra – senza mai fermarmi: è diventato quasi un gioco.
A questo punto percorro il marciapiede per 50 metri e alla fine di questi c’è uno scivolo.
Qual è il problema? Vi chiederete immediatamente. Lo scivolo, in fondo, è stato creato per chi è come me. Niente di più vero: peccato, però, che un’automobilista abbia deciso di posteggiare là, ostruendo proprio il passaggio che mi spetterebbe di diritto.
Nessuna paura, chiedo a qualche passante di aiutarmi. Dopo due tentativi finalmente un signore molto cortese mi dà una mano e mi permette di superare quella che per voi è semplice routine e che per me diventa un ostacolo insormontabile.

Lo stesso problema si ripresenta più volte, anche perché se non sono le automobili a ostruire il mio cammino lo sono i marciapiedi stessi che non possiedono lo scivolo.
Finalmente, però, riesco ad arrivare alla fermata degli autobus e attendo il 104, il numero che mi porterà nelle vicinanze del Palazzo Reale. Non passa molto spesso, in media devo attendere trenta minuti. Questa volta sarò costretta ad attenderne il doppio perché la prima vettura che passa non possiede lo scivolo automatico – è ancora uno di quei vecchi autobus che funzionano per miracolo.

Al secondo tentativo sono più fortunata, salgo sull’autobus e a questo punto non mi resta che percorrere il tragitto senza che vi siano ulteriori ostacoli; a meno che non consideriamo il sovraffollamento, le persone strizzate come sardine e l’aria che, in casi come questi, diventa un bene in via di esaurimento.

Durante le ore pomeridiane il 104, da via Libertà al Palazzo Reale, impiega circa trenta minuti. E devo reputarmi fortunata perché si trova a percorrere delle vie molto larghe che riescono in un modo o nell’altro a decongestionare il traffico che, invece, diventa protagonista assoluto in zone dove le doppie e triple file regnano sovrane.

Finalmente raggiungo la meta tanto agognata, faccio il biglietto e mi dirigo verso Sala Duca di Montalto. E’ al suo interno la mostra che voglio vedere, mi hanno detto tra l’altro che con lo stesso biglietto posso visitare le Mura Puniche e la Chiesa Inferiore. Con grande meraviglia scopro esservi una pedana che mi permette di raggiungere agevolmente la sala che si trova a un livello sotterraneo (ovviamente scoprirò che è stata realizzata e portata da un’azienda tedesca che ha allestito diverse esposizioni proprio all’interno di Sala Duca).

Finisco di vedere la mostra e chiedo indicazioni per visitare le mura e la chiesa di cui mi era stato riferito. Stavolta, con poca meraviglia, scopro che l’accesso ad entrambe le aree mi è precluso, rispettivamente scale in discesa e scale in salita fanno sì che io non possa essere una visitatrice come tutti gli altri. Che dire? Il palazzo, sede del parlamento siciliano e quindi frequentato dagli onorevoli per tre o quattro giorni a settimana, sembra proprio simbolo di una città non attenta al benessere comune.

Mi arrabbio e mi indigno, ma sono stanca. Sono stanca perché ho passato quasi due ore a percorrere un tragitto che, se non fossi su una sedia a rotelle, percorrerei nella metà del tempo, e che, se fossi in una città rispettosa come non lo è Palermo, in un quarto.

Adesso aprite gli occhi e ditemi cosa ne pensate, sempre che non siate stanchi anche voi dopo questo lungo racconto. A me non resta che chiuderli e sognare una passeggiata serena per le vie di Palermo. Chissà se un giorno non troppo lontano li potrò riaprire anch’io.

Claudia Rizzo

Mentre dormivo, però, ho sognato. Che c’è di strano? Vi chiederete. Il fatto è che ho scoperto, una volta sveglia, che l’oggetto dei miei sogni (che poi a volte sono anche desideri) esiste sul serio. Si chiama Liberi di muoversi ed è un sito nato e pensato per persone che, come me, non possono camminare, se non su una sedia a rotelle, e che vorrebbero poterlo fare senza difficoltà o senza essere costrette, di giorno in giorno, a un accompagnatore con cui stressarsi in compagnia.
Mi sembra un’idea interessante perché permette, a chi come voi ha le gambe per camminare, di usare, per una volta, una sedia a rotelle – con l’immaginazione s’intende.. a meno che non vogliate provare sul serio l’ebbrezza di quest’avventura per le città del nostro paese e raccontarla!
Basta davvero poco. Cominciate a fare caso, quando andate in giro, all’esistenza o meno di barriere architettoniche e chiedetevi: è accessibile, parzialmente accessibile o non accessibile questo determinato luogo? Poi prendete un pc, un tablet o uno smartphone e segnalate le realtà positive e non al sito di cui sopra. Un click e contribuirete a far aprire gli occhi a chi come me continua a sognare una città a misura di tutti.

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