Chi non è diverso? #liberidimuoversi

Il post di seguito è stato gentilmente scritto per Liberi di Muoversi da Rudy Bandiera. Rudy è giornalista, professionista dell’ IT, consulente in ambito Web e docente, nonchè notissimo blogger . Ha sposato con entusiasmo la nostra causa e noi siamo davvero orgogliosi di ospitarlo qui.

Sono stato gentilmente invitato a scrivere un guest post su questo sito, sul sito di questi ragazzi che hanno pensato che la tecnologia potesse aiutare i disabili a vivere una vita normale.

E proprio sulla parola normale voglio fare girare questo mio post.

Cosa vuol dire normale? L’aggettivo sta ad indicare la mancanza di fattori eccezionali, una sorta di vicinanza alla media. Va da se che essere perfettamente in media, perfettamente normali, è del tutto anormale.

Per capirci, quando le previsioni del tempo dicono “temperature sopra/sotto la media” è del tutto ovvio che sia così, visto che la media è data dai picchi, dalle diversità.

In pratica, paradossalmente, essere in media, essere normale, non è normale.

Parto proprio da questo concetto, il quale è stato sviluppato da Irene in questo post:

“Io sono disabile ed ho perciò alcune minorazioni che non mi permettono di svolgere determinate attività ma, purtroppo per me, non ho nessuna abilità differente: non sono un genio, non suono, non sono una campionessa paralimpica, sono una che ha sempre pensato del proprio rendimento scolastico “senza lode e senza infamia”.

Sono una normalissima persona con una vita regolare: amici, lavoro, viaggi, impegni e qualche difficoltà in più a svolgere le attività quotidiane.

E mi viene l’orticaria se qualcuno mi definisce diversamente abile perché vorrei dirgli…”A far che???”. Sarebbe come dire a un malato di tumore o di diabete che è diversamente sano.”

Questo breve e meraviglioso passaggio è il punto, il fulcro dove gira una buona parte della nostra educazione, della nostra cultura e della nostra società.

Noi tendiamo a cambiare i nomi delle cose quando questi nomi iniziano ad essere fastidiosi, quando iniziano ad avere un’accezione negativa. Quando non ci sembrano più “normali”.

Da questo semplice concetto nasce il razzismo: non è la parola in se ad essere cattiva ma l’accezione che alla parola viene data. Se riferendomi ad un caucasico dico “bianco” come mai no posso riferirmi ad un africano dicendo “nero” ma devo utilizzare “di colore”? La parola nero, da sola, non è dispregiativa, quindi come mai?

Perché se ad una persona in sedia a rotelle dico “disabile” mi devo sentire un razzista? La disabilità è una diversità rispetto alla media, ma se abbiamo detto che l’aberrazione vera è la media e quindi la normalità, che cosa c’è di strano a non rientrare nella media?

Usain Bolt corre i 100 metri in poco più di 9 secondi e mezzo. Non è normale nemmeno lui.

Quello che dobbiamo iniziare a capire è che la diversità è la norma, che la diversità NON è male e che la diversità è un collante accrescente che fa bene a tutti.

Se il disabile in sedia a rotelle di cui sopra può frequentare i locali che frequento io normodotato, può salire e scendere dai mezzi pubblici come me, può prendere il treno o il taxi agevolmente allora noi consentiamo a questa persona di vivere una “vita normale” pur essendo disabile.

Questa è la civiltà. Fare si che tutti noi, con le nostre mille diversità, si possa vivere una vita normale.

Rudy Bandiera

www.rudybandiera.com

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Informazioni su Paola

Esperta di marketing, formatrice aziendale; mi interesso di tematiche legate alla sostenibilità ambientale, con particolare riferimento al “green marketing”. Giornalista pubblicista e appassionata di social media. Per hobby organizzo feste!
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Una risposta a Chi non è diverso? #liberidimuoversi

  1. ferdinando acerbi ha detto:

    bravo Rudy, credo che tu abbia colpito nel segno, facciamo che diventi normale proporre iniziative di questo genere, facciamo lobby, facciamoci sentire come parte attiva e non solo “lamentosa”, così faremo sempre più parte della “normalità”, così racconteremo in maniera civile la nostra “normalità” ai normodotati, per usare un altro termine da ghetto al contrario …

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