Quello che mi affascina di più del Web 2.0 è il potere della condivisione.
Ci avete pensato a quanto poco la parola “condividere” facesse parte del nostro vocabolario, prima dell’avvento di Facebook? La maggior parte delle persone nella vita reale non riesce a concepirne lo spirito, le potenzialità. Che si parli di idee, di beni di consumo, di saperi, edifici o spazi, tutto è proprietà privata e quello che è mio è mio, e quello che è tuo vorrei che fosse mio.
Ho trovato semplicemente grandiosa l’idea di condividere un aiuto concreto grazie a Liberi di Muoversi.
Ieri, poi, quando mi sono trovata a brancolare nel buio ed un po’ per gioco e per desiderio di sorpresa, mi son sentita dire: «Chiudi gli occhi! Vieni avanti! Aprili solo quando te lo dico io! Avanti, avanti, tranquilla, non c’è niente di fronte a te, vieni, altri tre passi», è stato automatico pensare a Liberi di Muoversi. In quella situazione, giocosa, preventiva rispetto al momento in cui aprendo gli occhi si sarebbe materializzato un Barbecue nuovo di zecca, ho pensato a quanto determinanti potessero essere stati i suggerimenti, la voce di chi mi guidava. A quanto ne avessi avuto bisogno, a quanto sarebbe stato difficile affrontare la stessa situazione senza i suoi preziosi consigli.
L’idea è diventata sempre più una esigenza. E come diceva un amico di Sqcuola di Blog, se prima di conoscere Liberi di Muoversi, entrando in un locale nel meritatissimo fine settimana, il primo pensiero fosse scrutare gli orizzonti alla ricerca di qualche bel ragazzo/a, adesso si controlla meticolosamente in quest’ordine se:
- Esiste un ingresso privo di gradini o previsto di rampe
- La porta è abbastanza larga da permettere il passaggio ad una carrozzina
- Gli arredi intralciano i passaggi
- I bagni sono agevoli per un disabile
- Il locale è previsto di un piano superiore; e se sì, esiste un ascensore regolamentare per poterlo raggiungere
Dopo questa prima analisi, siamo quindi in grado di segnalare su Liberi di Muoversi l’accessibilità del luogo. Come con le luci del semaforo, daremo un bel verde se abbiamo risposto di sì a tutte le domande; consiglieremo prudenza con un giallo se è necessaria cautela perché alcuni servizi accessori del locale non sono raggiungibili e diamo un bel rosso, ovvero un “da evitare”, se mancano i requisiti fondamentali (bagni idonei o scarsa ampiezza della porta d’ingresso).
Perché farlo? Innanzitutto fare del bene significa rendersi utili. E rendersi utili, si sa, fa bene alla salute. Se poi sei particolarmente smartphone addicted come lo sono io, il passo tra condividere la causa e appassionarsene è brevissimo.
Non bisogna essere particolarmente ingegnosi o creativi per partecipare. Tra i requisiti richiesti ci sono semplicemente: essere persone comuni, di qualunque credo politico, sessuale e religioso, che nella vita privata svolgano qualsivoglia mestiere e che condividano l’idea di comunità e condivisione.
Tutti sogniamo un Paese migliore. Da oggi un click può aiutare.
Laura Soma
